venerdì, settembre 14, 2007

Ho un briciolo di speranza in più.Voi????


La riflessione di Marco Travaglio riportata qui sotto fotografa spietatamente la condizione dei mass media oggi in Italia; gestiti da giornalisti fedeli cani "da riporto" dei padroni. Una fotografia desolante e non a caso siamo equiparati a stati totalitari nelle classifiche di libertà di stampa redatte da agenzie indipendenti.

In rete, naturalmente un'altra musica e le migliaia di interventi in forum, discussioni, post, blog, siti, ecc testimoniano che il futuro della comunicazione di massa non sarà la televisione come la guardiamo oggi (per fortuna).

La cosa certa è che il dado è stato tratto, SI PUO' FARE, si possono fare a meno dei partiti, delle parrocchie, dei mass media attuali, e possiamo anche tramite la rete riprenderci la politica vera quella che sa progettare un futuro vero nell'interesse di tutti comprese le generazioni future. Le potenzialità dei Meetup, di cui nessuno parla e che invece sono stati i veri artefici del successo del V-Day, sono strepitose. Organizzare e formulare la politica dal basso con pochi intermediari controllati da tutti. Praticamente tavole rotonde permanenti, aperte a tutti i contributi e suggerimenti utili alla comunità locale che da virtuale si può in un battibaleno trasformare in reale con manifestazioni, sit-in, raccolta firme, ecc. Potrebbero materializzarsi in liste civiche locali? Perchè no....
Beppe Grillo può essere discutibile nei suoi temi e nei suoi metodi ma non importa. Paradossalmente potrebbe pure abbandonare tutto e continuare a fare il comico solamente. E' il modo in cui si è creato l'evento del V.Day che conta. E' un precedente formidabile non ancora compreso nella sua portata e importanza. Secondo me ne vedremo delle belle prossimamente magari una fusione con la manifestazione di piazza Farnese che si terrà il 6 Ottobre dalla "Repubblica di cittadini"
Un po più di speranza in un ricambio serio della classe politica e dirigente io ce l'ho, e voi?

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Si prega di parlar d’altro


Da tre giorni, per esorcizzare il terrificante successo del V-Day parlando d’altro, la gran parte dei politici e dei giornali e tg al seguito si esercita intorno all’«attacco a Marco Biagi». Il primo a parlarne è stato Libero Mancuso, salvo poi rettificare: non gli è piaciuto un video sulla cosiddetta «legge Biagi» (scritta da Maroni, intestata da Berlusconi al giuslavorista dopo il suo assassinio, duramente contestata dal programma dell’Unione e da un libro di Grillo elogiato dal Quirinale). Ma le agenzie di stampa han continuato a ritmare le polemiche sugli «attacchi» o «insulti» o «offese a Biagi», anche se i loro inviati erano sul posto e potevano testimoniare che in 10 ore di V-Day nessuno ha mai citato «Marco Biagi» (il video, disponibile sul sito di Repubblica, parla della legge). Così la balla, rilanciata dall’«informazione» che dovrebbe stopparla, sèguita a rimbalzare di qua e di là. Immortale la faccia schifata di Francesco Giorgino mentre dice quattro parole di circostanza al Tg1 sull’iniziativa venturatamente riuscita, ansioso di passare al più presto alle cose serie, tipo festa dell’Udeur a Telese o forum di Cernobbio. Strepitoso Andrea Romano che ha trovato casa all’Einaudi di Berlusconi: sulla Stampa cita le solite «accuse a Biagi» e conclude che in un paese normale il V-Day «verrebbe recensito nelle pagine dello spettacolo» (infatti La Stampa ci apre la prima pagina). Memorabile il commento di Casini, per sua fortuna lontanissimo da piazza Maggiore: «Il V-Day è una cosa di cui vergognarsi: hanno attaccato Biagi, che andrebbe santificato». Ora, a parte il fatto che lui è uso santificare Dell’Utri, Andreotti e Cuffaro, in un paese serio qualcuno gli chiederebbe: scusi, Piercasinando, ci vuole gentilmente spiegare chi, quando e dove ha attaccato Biagi e, se non ce lo spiega, vuole cortesemente scusarsi e poi vergognarsi lei? La leggenda metropolitana degli attacchi a Biagi ricorda quelle che han colpito altri due prìncipi della satira: Sabina Guzzanti e Daniele Luttazzi. Nel 2003, quando la Rai censura «Raiot», qualcuno tira fuori che Sabina ha attaccato la «razza ebraica» e un’antisemita non può lavorare in tv. Ma è vero l’opposto: Sabina ha detto che dire «razza ebraica» è antisemitismo, criticare Israele no. Una frase anti-antisemita. Ma la montatura serve a giustificare la censura parlando d’altro. Dieci giorni dopo l’Ansa informa (si fa per dire): «Pubblico imbarazzato al teatro Modena di Genova, dove Daniele Luttazzi, in veste di autore, ha messo in scena i suoi “Dialoghi platonici”: sotto accusa una scena in cui Andreotti, davanti al cadavere di Moro nella tristemente celebre Renault4, preso da eccitazione, lo denuda e lo sodomizza». Altra agenzia: «Luttazzi, sul palco, travestito da Andreotti fa atti osceni col cadavere di Moro». Quasi tutti i giornali riprendono la «notizia» senza verificarla. Il direttore del Tg2 tuona con un editoriale ad hoc: «La scena è una schifezza». Seguono fiumi di dichiarazioni di politici indignati, Bondi e Mastella in testa: altro che epurato, questo Luttazzi che sodomizza cadaveri sul palco non deve tornare mai più in tv. Piccolo particolare: né al teatro Modena né altrove, né Luttazzi né altri hanno mai sodomizzato nessuno, vivente né cadavere. La notizia è inventata di sana pianta. Stesso copione per Grillo: il 9 luglio, sul suo blog, riporta una falsa prima pagina dell’edizione bolognese del Corriere, fabbricata da chissà chi e circolante a Bologna, che lo ritrae in manette tra due carabinieri con un finto commento della vedova Calabresi. Grillo chiarisce che è un falso e rassicura i parenti di essere ancora a piede libero. Il 15 agosto, sulla prima pagina del Corriere, Pietro Ichino imputa a Grillo il falso d’autore e lo tratta come un mezzo terrorista: «Nel suo sito egli si è permesso di dileggiare Biagi, insieme a un’altra vittima del terrorismo, con una “versione satirica” del Corriere contenente il trafiletto che segue. Titolo: “Biagi come mio marito Calabresi: un martire”; testo: “Gemma Capra non ha dubbi: Bisogna smettere di insultare i servitori dello Stato. Altrimenti il rischio è che si ripeta quanto accaduto a suo marito Luigi Calabresi, ucciso solo per aver fatto prendere una boccata d’aria a Pinelli, o a Biagi, ammazzato solo per aver aiutato gl’imprenditori a sfruttare meglio i lavoratori”». Funziona così: uno fabbrica un falso su Grillo, Grillo lo smentisce e il Corriere lo attribuisce a Grillo. Sempre per parlar d’altro, s’intende.

2 commenti:

Lario3 ha detto...

Io no.

CIAO!!!

Arte ha detto...

non sono d'accordo con l'entusiasmo... comunque vediamo che succede!!